Civiltà e infelicità: il prezzo della Kultur secondo Freud

Pubblicato il 25 settembre 2026 alle ore 18:37

Il disagio della modernità: quando il progresso reprime l'istinto

di ASSEN POMPOSELLI

Secondo Sigmund Freud, il rapporto tra l’uomo e la civiltà è segnato da una tensione insanabile: la civiltà, pur garantendo ordine e sicurezza, rende impossibile il raggiungimento della piena felicità. L’essere umano, infatti, è guidato da pulsioni primarie che trovano la loro sede nell’Es, l’istanza psichica dominata dal principio di piacere. La civiltà, o Kultur, interviene proprio su queste pulsioni, imponendo limiti, divieti e regolamentazioni che ne impediscono la libera espressione. Nella società civile, l’energia pulsionale — in particolare quella sessuale e aggressiva — viene repressa o sublimata. Tuttavia, questa compressione non elimina gli istinti originari, ma genera una tensione costante che può sfociare in disagi psicologici, nevrosi e conflitti sociali. L’uomo, quindi, non riesce a trovare la felicità nella civiltà perché è costretto a rinunciare a una parte fondamentale di sé: la possibilità di perseguire senza filtri il proprio piacere.

Freud contrappone questa condizione a quella dell’uomo primordiale, il quale non era sottoposto alla legge positiva né ai vincoli della convivenza civile. In assenza di norme e istituzioni, l’individuo poteva inseguire la massima soddisfazione delle proprie pulsioni. Ciononostante, questa libertà assoluta non rappresenta un modello ideale: l’assenza di regole porta inevitabilmente alla degenerazione, al dominio della violenza e alla distruzione reciproca. La civiltà nasce proprio per arginare questo caos originario e garantire la sopravvivenza della specie.

L’essere umano moderno vive dunque una condizione paradossale: da un lato è protetto dalla vita associata, dall’altro ne è schiacciato. La Kultur esercita una pressione costante sull’individuo, che interiorizza le norme sociali attraverso il Super-io. Quest’ultimo, oltre a mediare tra le istanze dell’Es e le richieste della realtà, finisce per trasformarsi in uno strumento di severo controllo e auto-repressione.

Nel saggio fondamentale Il disagio della civiltà (1929), Freud compie un ulteriore passo avanti, individuando nel senso di colpa il prezzo principale che paghiamo per vivere associati. L’aggressività originaria dell’individuo, non potendo più sfogarsi all’esterno a causa dei divieti imposti dalla società, viene infatti rivolta all’interno, scagliata contro il proprio Io proprio per opera del Super-io severo. Più l’uomo si civilizza, più diventa severo il suo giudice interiore; di conseguenza, il progresso civile si nutre paradossalmente di un senso di colpa sempre più profondo e diffuso, trasformando il malessere psicologico in una componente strutturale dell’esistenza umana.

In definitiva, secondo Freud, l’uomo accetta questa limitazione come un compromesso inevitabile per vivere in comunità. Il prezzo della civiltà è perciò l’infelicità: una rinuncia necessaria affinché la vita sociale sia possibile. Tuttavia, proprio perché immersi nella Kultur, spesso non siamo più consapevoli dei condizionamenti che essa esercita su di noi, né del profondo sacrificio pulsionale che ci viene quotidianamente richiesto.

 


Chi è l’autore : Assen Pomposelli è uno studente al dipartimento di Filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Per anni si occupa di divulgazione presso riviste rinomate , nell’ultimo periodo ha costruito un canale di divulgazione su Tik Tok “PensaciSu” , dove offre spunti tematici e temi di attualità attraverso una prospettiva filosofica, antropologica , sociale e culturale.

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