RAREFAZIONE DELLA FIGURA GENITORIALE

Pubblicato il 25 settembre 2026 alle ore 18:21

La crisi sociale e identitaria dei giovani non dipende dal bullismo in sé, ma dalla rarefazione della figura genitoriale, sostituita da uno smartphone che annulla lo spirito critico. Per superare la fragilità delle nuove generazioni, la scuola e le istituzioni devono abbandonare il modello competitivo e punitivo per ricostruire una presenza educativa solida, capace di valorizzare l'individuo e offrire un orientamento costante.

di ASSEN POMPOSELLI

Il problema fondante della nostra società, e delle micro-società che la compongono – ossia le famiglie – non riguarda tanto i minori che compiono atti di bullismo o assumono comportamenti devianti. Il vero problema è piuttosto la rarefazione della figura genitoriale, cioè la scomparsa o l’assenza quasi totale del genitore come punto di riferimento.

La figura del genitore dovrebbe rappresentare una guida, una presenza costante, una linea educativa capace di orientare il figlio o la figlia e, se necessario, di correggerne le scelte sbagliate. Nella nostra società, invece, questa presenza è sempre più debole: manca una figura genitoriale in grado di garantire continuità, autorevolezza e accompagnamento nella crescita. Questa assenza costituisce una delle fondamenta della crisi sociale del nostro tempo.

A ciò si aggiunge una profonda crisi identitaria. L’indebolimento della famiglia genera difficoltà nel riconoscimento della propria personalità e del proprio ruolo nella società. L’assenza di riferimenti solidi porta molti giovani a non riuscire a definire chi sono e quale sia la loro posizione nel mondo.

Il problema di fondo, dunque, è la famiglia. Non sono principalmente le istituzioni o la scuola, in quanto garanti istituzionali, ma la famiglia che, quando è assente o portatrice di modelli educativi inadeguati, contribuisce alla diffusione di un’ignoranza che si alimenta anche attraverso la polarizzazione dei social media.

Un ulteriore problema è rappresentato dalla presenza costante dei mezzi mediatici – smartphone e dispositivi digitali – che spesso non favoriscono lo sviluppo dello spirito critico né la costruzione di una coscienza sociale e personale. In molti casi, questi strumenti assumono un ruolo sostitutivo della genitorialità: in assenza del genitore, il figlio cerca nei social media una forma di riconoscimento e di costruzione della propria identità. Si sviluppa così un bisogno di approvazione e di visibilità che nasce proprio dalla mancanza di un supporto familiare solido.

Quale dovrebbe essere, allora, il ruolo della scuola e delle istituzioni? Esse dovrebbero garantire una presenza educativa stabile, offrendo un modello costruttivo e formativo che aiuti i ragazzi a maturare senso di responsabilità e personalità. Oggi, purtroppo, questi modelli di riferimento sembrano essersi indeboliti.

In passato, negli anni ’50 e ’60, esistevano modelli educativi fortemente punitivi, che possono essere considerati inadeguati o superati. Tuttavia, ciò che non dovrebbe venire meno è la centralità della scuola e della formazione. Una formazione che non sia puramente competitiva, basata sulla concorrenza tra individui, ma orientata al progresso personale e al confronto costruttivo con gli altri.

Le istituzioni dovrebbero quindi intervenire non tanto attraverso punizioni e sanzioni disciplinari, quanto attraverso un ripensamento del modello educativo, riducendo il competitivismo e il senso di inadeguatezza diffuso nelle scuole. È necessario promuovere un sistema che valorizzi ogni studente e favorisca pari opportunità di crescita.

Il senso di inadeguatezza, unito alla rarefazione della genitorialità e all’uso incontrollato dei dispositivi digitali, contribuisce alla formazione di personalità fragili o aggressive, spesso modellate su esempi osservati e interiorizzati senza adeguata mediazione critica.

Diventa dunque fondamentale ricostruire una presenza educativa solida nella società, capace di sostenere la formazione della personalità e della coscienza dell’individuo nella sua completezza, favorendo uno sviluppo equilibrato e responsabile


Chi è l’autore : Assen Lorenzo Pomposelli è uno studente al dipartimento di Filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Per anni si occupa di divulgazione presso riviste rinomate , nell’ultimo periodo ha costruito un canale di divulgazione su Tik Tok “PensaciSu” , dove offre spunti tematici e temi di attualità attraverso una prospettiva filosofica, antropologica , sociale e culturale.

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