Dalla Politica di Aristotele ai prodromi del contrattualismo Ciceroniano

Pubblicato il 27 ottobre 2026 alle ore 23:37

DALLA CRISI DELLA POLIS GRECA ALLA FONDAZIONE DEL GIUSNATURALISMO ROMANO , TRAGITTO DELINEATO DALL'AUTORE , TRAGITTO CHE PARTE DAL TRECENTO-TRENTOTTO A.C. FINO ALLA DISSOLUZIONE DELLA POLEIS GRECA.

di ASSEN POMPOSELLI

Il 338 a.C., anno della drammatica battaglia di Cheronea, rappresenta uno spartiacque fondamentale per la storia dell'Occidente in quanto sancisce il tramonto definitivo della polis greca e l'inaugurazione dell'era ellenistica, un evento storico che trasforma in modo radicale l'asse della riflessione politica spostandola dalla comunità cittadina all'orizzonte universale dell'impero e ponendo le basi per la successiva codificazione del diritto naturale romano. Contro l'idealismo del suo maestro Platone, di cui rifiuta programmaticamente l'esistenza di un'Idea del Bene universale e astratta intesa come entità in sé, Aristotele costruisce nella sua Politica una visione rigorosamente ancorata al concetto di natura teleologica, secondo cui la natura di ogni organismo o istituzione sociale coincide esattamente con il fine, ovvero il telos, verso cui tende intrinsecamente il suo sviluppo. Per il filosofo di Stagira l'uomo è per definizione uno zoon politikon, cioè un animale politico, e lo Stato non nasce affatto da un contratto artificiale ma da un'evoluzione biologica e naturale che unisce in principio il maschio e la femmina in vista della riproduzione, per poi espandersi progressivamente in discendenza, villaggio e infine polis. È solo all'interno di questa compiuta comunità che l'uomo può realizzare la cosiddetta vita buona e attingere alla felicità, la quale risulta condizionata dall'equilibrio armonico tra tre categorie di beni fondamentali, ossia i beni dell'anima come le virtù, i beni del corpo e i beni esteriori. In questa cornice concettuale Aristotele difende strenuamente la proprietà privata della terra contro il modello di comunismo utopico che Platone riservava ai soli guardiani della repubblica, accusando quest'ultimo di aver esagerato con l'unità dello Stato e di aver ignorato la reale inclinazione alla malvagità degli esseri umani, i quali, se avessero avuto tutto in comune, avrebbero finito per combattere e litigare molto di più per la gestione delle risorse. La proprietà privata, al contrario, genera per Aristotele felicità e permette la liberalità, ovvero l'esercizio della generosità verso il prossimo, a patto che l'eccedenza non si trasformi in egoismo. Nella sua celebre classificazione delle forme di Stato contenuta nel Libro III, il filosofo distingue i regimi giusti orientati al bene comune, quali la monarchia, l'aristocrazia e la politeia, dalle rispettive degenerazioni mosse dall'interesse privato, ovvero la tirannide, l'oligarchia e la democrazia. Tuttavia, nel descrivere la democrazia, egli ne riconosce diversi caratteri positivi, evidenziando come la moltitudine garantisca il confronto reciproco, riduca il pericolo rispetto all'arbitrio del singolo tiranno e, sebbene i molti non possiedano titoli specifici individuali, l'unione dei loro giudizi collettivi rimanga legittima. La formula politica ideale diventa quindi la Politeia descritta nel Libro IV, intesa come una democrazia moderata e opportunamente temperata dall'oligarchia, la quale eredita dalla democrazia l'indipendenza delle cariche dal censo e dall'aristocrazia il principio dell'elezione dei migliori, trovando il proprio baricentro di stabilità nel ceto medio, composto da uomini che non sono né ricchi arroganti né nullafacenti invidiosi. Questo impianto organico del Libro I della Politica, profondamente fondato su gerarchie e rapporti di subordinazione ritenuti naturali, diventerà nei secoli successivi il bersaglio polemico preferito dei pensatori dell'individualismo e del contrattualismo moderno, in primis Thomas Hobbes, sebbene i germi di questa profonda frattura teorica fossero già presenti nel mondo antico, come dimostra il riferimento aristotelico nel Libro III al sofista Licofronte e al suo proto-contrattualismo, secondo cui la legge non riflette affatto un ordine naturale ma è una mera convenzione artificiale stipulata tra gli uomini. Con la successiva nascita dei regimi ellenistici scompare definitivamente la centralità geopolitica della polis, la quale viene rimpiazzata da una duplice e complementare visione filosofica, da un lato universalistica legata alla nozione di Cosmopolis e dall'altro individualistica incentrata sul rifugio nel privato, istanze a cui rispondono scuole come l'Epicureismo e lo Stoicismo. Quest'ultimo, in particolare, si radica profondamente nella cultura di Roma influenzando storici e filosofi come Seneca, Lucano, Petronio e Marco Aurelio, e nutrendo in modo decisivo il pensiero di Marco Tullio Cicerone tra il 106 e il 43 a.C., come emerge chiaramente nelle sue Tusculanae Disputationes. In netta e consapevole antitesi con il convenzionalismo di Licofronte, Cicerone teorizza che a fondamento dell'intero ordine giuridico vi sia una legge di natura o legge della ragione, una norma universale, eterna e immutabile che si pone come intrinsecamente superiore a qualsiasi legge umana positiva, sancendo in questo modo il passaggio definitivo dall'individuo legato esclusivamente alla sua terra natia al cittadino del mondo guidato dalla razionalità universale.

 

 i riferimenti bibliografici 

  • Aristotele, Politica:
    • Libro I, 1252a–1253a: Sull'origine naturale della comunità, l'unione maschio-femmina, la nascita del villaggio e della polis, la definizione dell'uomo come zoon politikon e la subordinazione naturale.
    • Libro II, 1261a–1264b: Sulla critica all'unità dello Stato di Platone, l'analisi antropologica sulla malvagità umana e la difesa della proprietà privata.
    • Libro III, 1279a–1282b: Sulla classificazione delle forme di governo giuste e degenerate, sul fine dello Stato (vivere bene), sulla difesa della democrazia della moltitudine (Cap. 11) e sul frammento sul proto-contrattualismo di Licofronte (1280b).
    • Libro IV, 1293b–1296b: Sulla struttura della Politeia come via di mezzo, l'unione di elementi democratici e oligarchici, e l'importanza del ceto medio.
    • Libri VII-VIII, 1323a–1337a: Sulla definizione della vita buona e la tripartizione dei beni necessari alla felicità.
  • Aristotele, Etica Nicomachea, Libro I, 1098b: Sulla dottrina della felicità legata all'equilibrio tra beni dell'anima, del corpo ed esteriori.
  • Cicerone, M. T., Tusculanae Disputationes, I-V: Per la ricezione della dottrina stoica a Roma e la consolazione filosofica sull'anima e sul dolore.
  • Cicerone, M. T., De Re Publica, III, 33: Per la celebre definizione della legge di natura (vera lex) come retta ragione conforme a natura, eterna, immutabile e superiore al diritto positivo.
  • Cicerone, M. T., De Legibus, I, 14-20: Sulla tesi secondo cui il diritto non nasce dalle convenzioni umane (critica al convenzionalismo) ma dalla natura razionale dell'uomo.

 


Chi è l'autore : Assen Pomposelli , studente presso l'Università degli Studi La''Sapienza'' di Roma. Nato a Burgas nel 2005 , ad oggi vive ad Agropoli un piccolo abitato costiero in provincia di Salerno. Ha frequentato il Liceo Classico di Agropoli ''Alfonso Gatto' .

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