L’Eclissi del Politico: Da Carl Schmitt alla Crisi dello Stato Liberale Contemporaneo

Pubblicato il 8 ottobre 2026 alle ore 23:12

I Nazional-Populismi moderni possono essere tradotti secondo la logica Schmittiana ? interrogativo legittimato dalla definizione concettuale di ''politico'' . In questa breve analisi si vuole cogliere l'essenza del ''das politische'' cioè il fondamento per cui un qualcosa è ; analizzando e toccando in punta di piedi la logica nazionalista non aggressiva che sta dilaniando il Vecchio C., 

di ASSEN POMPOSELLI 

La grammatica della politica contemporanea appare sempre più polarizzata, frammentata e instabile. Per comprendere le radici profonde di questa faglia, che vede da un lato il tecnicismo delle istituzioni liberali e dall'altro la fiammata dei movimenti nazional-populistici, occorre risalire alle categorie fondamentali del pensiero del Novecento. In particolare, la lente concettuale di Carl Schmitt si rivela oggi più che mai profetica nel descrivere la parabola di uno Stato che, nel tentativo di neutralizzare il conflitto, ha finito per smarrire la propria stessa essenza. Al cuore della riflessione di Schmitt si colloca una distinzione netta, radicale ed esistenziale: quella tra Amico (Freund) e Nemico (Hostis). Il politico, nella visione del giurista tedesco, non è un settore autonomo della società — come l'economia o l'estetica — ma descrive il massimo grado di intensità di un'associazione o di una dissociazione. Il massimo grado di intensità dell'amicizia crea l'associazione originaria, quel legame di solidarietà totale che porta alla nascita della comunità politica: il "Noi". Questo "Noi" identitario si definisce per antitesi rispetto all'esterno, ossia rispetto al "Nemico". Ma il nemico di Schmitt non va confuso con l'avversario privato, con colui che ci suscita antipatia o rivalità personale (inimicus). Il vero nemico politico è esclusivamente l'hostis: il nemico pubblico, un'altra collettività che, nella sua stessa esistenza, rappresenta una minaccia concreta per la sopravvivenza del nostro modo di vivere. Quando la dissociazione politica giunge al suo culmine, coinvolge inevitabilmente la sfera pubblica e conduce, nella sua possibilità sempre reale, allo scontro armato o all'annientamento esistenziale dell'altro. La guerra non è lo scopo della politica, ma ne è il presupposto estremo e tangibile, la misura della sua serietà. La tesi centrale che solleva i dubbi più urgenti sulla nostra attualità riguarda il modo in cui la modernità occidentale ha tentato di disinnescare questa tragica logica. Il problema cardine risiede proprio nel pluralismo denunciato da Schmitt. Lo Stato liberale, fondato sul mito del dialogo perpetuo e della neutralizzazione dei conflitti, ha progressivamente abdicato al suo monopolio politico. Invece di porsi come l'unità sovrana capace di decidere in ultima istanza, lo Stato si è trasformato in una mera struttura amministrativa, manageriale e assistenziale. Attraverso le lenti del welfare, delle prestazioni e della mediazione burocratica, l'orizzonte del politico è stato depoliticizzato e frammentato all'interno della società civile. Le grandi decisioni esistenziali che un tempo definivano la traiettoria di un popolo sono state sostituite da contrattazioni economiche, logiche di mercato e pressioni esercitate da interessi particolari, come sindacati e lobby. Questo slittamento ha svuotato la sfera pubblica del suo significato originario. Il conflitto non è scomparso, ma è stato degradato da scelta politica sovrana a contesa privatistica ed economica. Il risultato è uno Stato strutturalmente indebolito, incapace di offrire un'identità collettiva e ridotto a arbitro di una partita monetaria e burocratica. È precisamente in questa frattura tra la depoliticizzazione liberale e il bisogno umano di appartenenza che si inserisce la parabola dei moderni movimenti nazional-populistici. Questa logica conflittuale, apparentemente rimossa dalle tecnocrazie e dai mercati globali, si riflette oggi nel crescente consenso di forze politiche accomunate da una profonda avversità verso le istituzioni tecno-liberali. Questi movimenti non esprimono una pura e cieca aggressività fine a se stessa, bensì il tentativo sintomatico di ricostruire un'omogeneità identitaria perduta. Di fronte a uno Stato ridotto a macchina erogatrice di servizi in perenne crisi, il populismo risponde rispolverando la logica schmittiana: cerca di ridefinire un "Noi" (il popolo puro) contrapponendolo a un "Loro" (le élite corrotte, la governance sovranazionale, lo straniero). La lezione di Schmitt applicata alla nostra epoca è tanto lucida quanto inquietante. Credere che la politica possa essere interamente risolta dall'economia, dal diritto o dall'amministrazione del welfare è un'illusione pericolosa. Quando lo Stato rinuncia a essere un'unità politica coerente e si dissolve nel pluralismo degli interessi privati, non elimina il conflitto: lo frammenta, rendendo la società civile un terreno fertile per nuove e imprevedibili forme di ostilità radicale. Il ritorno del populismo non è che il sintomo del "ritorno del politico", la dimostrazione che la necessità esistenziale dell'associazione e della dissociazione non può essere cancellata da nessun contratto sociale.

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* P.S dall'autore : l'analisi cui proposta non va presa in modo poco critico , poichè contiene contenuti storico/filosofici che possono essere condividi o meno o adirittura fraintesi nella loro defizione concettuale . Per tanto per motivi puramente assiologici vi invito alla lettura del testo di C. Schmitt ''Il Concetto del Politico'' edizione del 1932 ; con eventuali commentari quale quello di Luciano Albanese ''Il pensiero Politico di Schmitt'' del 1966. Per comprenderne il contenuto che è puramente storico e filosofico.


Chi è l'autore : Assen Pomposelli è uno studente presso la Facoltà di Filosofia dell'Università degli Studi ''La Sapienza ''di Roma. 

*Con la presente pubblicazione, l'Autore dichiara e garantisce di agire in nome e per conto proprio, in piena autonomia e capacità legale.L’Autore si assume la piena, esclusiva e illimitata responsabilità, sia civile che penale, in ordine al contenuto, alla veridicità, all'originalità e alla liceità di quanto pubblicato, esonerando contestualmente la Piattaforma Filosoficamente.eu  da qualsiasi tipo di controllo preventivo o vigilanza. L'Autore si impegna pertanto a manlevare e tenere indenne [Filosoficamente.eu] da qualsiasi pretesa, danno, pregiudizio, costo o spesa (incluse le spese legali) derivante da rivendicazioni di terzi o da violazioni di norme di legge collegate alla pubblicazione dei suddetti contenuti.

 

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