La Verità come Orizzonte: per una filosofia della possibilità contro il dogmatismo accademico

Pubblicato il 7 ottobre 2026 alle ore 19:55

Il "borbottio" dei dotti ha ridotto il sapere a uno strumento inaccessibile. È tempo di smontare le vecchie impalcature teoriche e riscoprire l'interpretazione come infinita possibilità.

di ASSEN POMPOSELLI

La filosofia occidentale si è persa nei suoi stessi labirinti. Nata come indagine viva e pulsante sul senso dell’esistere, l’architettura del pensiero continentale si trova oggi intrappolata in un formalismo sterile. Arroccata nelle cattedre universitarie, protetta da un gergo specialistico inaccessibile e ridotta a un sistema burocratico di concetti complessi, la filosofia sembra aver dimenticato il suo nucleo originario: l'atto stesso della ricerca. Per ritrovare la strada, è necessario compiere un gesto radicale: smontare l’impalcatura della metafisica tradizionale e restituire il sapere alla sua dimensione più autentica, quella della prassi, della scrittura e della possibilità.

L'errore strutturale della metafisica, dalle sue origini genealogiche fino a oggi, risiede nell'ossessione di voler oggettivare la verità. Abbiamo ereditato la radicata convinzione che l’Assoluto sia un "principio primo" da scovare, un oggetto immobile posizionato alla fine del percorso, pronto per essere catalogato, reso accessibile e posseduto attraverso formule razionali. Ma la verità non è un trofeo teorico da esibire. Nel momento stesso in cui l’essere umano si insedia nella sede del sapere e decide di mettersi in cammino, egli sta già partecipando alla verità. L’Assoluto non è la meta da raggiungere, ma la tensione dell’indagine stessa.

Un esempio perfetto di questa dinamica ci viene offerto dalla poesia. La poesia non funziona come una rivelazione dogmatica calata dall'alto; è piuttosto una forma di verità immanente, che prende corpo e si rivela unicamente nella carne delle parole, nella contingenza della scrittura impressa dall’autore. La poesia non spiega il mondo: lo fa accadere attraverso la visione.

Di fronte a questa fluidità, la filosofia contemporanea ha purtroppo reagito irrigidendosi. Per difendere la propria autorevolezza e il proprio status, i dotti e i custodi delle cattedre accademiche hanno trasformato la disciplina in un sistema puramente analitico e artificiale. Dietro problemi ontologici astratti e formulazioni volutamente oscure, si nasconde spesso un vuoto di senso. Questo "borbottio accademico" spaccia la complessità terminologica per illuminazione intellettuale, offrendo interpretazioni spurie e poco valide. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una filosofia formalizzata che parla solo a se stessa, del tutto incapace di colmare il significato profondo della ricerca e inutile per l’uomo comune. I sistemi complessi diventano così una trincea dietro cui nascondersi per non affrontare la spietata e pragmatica realtà delle cose.

Se decostruiamo l'idea che la filosofia debba avere un fine ultimo, crolla anche la sua spinta teleologica ed emerge lo spazio infinito dell'interpretazione. La verità non è un dato esterno e immutabile, ma un concetto puramente interno al nostro sistema epistemico, plasmato dai linguaggi e dagli strumenti conoscitivi che adottiamo di volta in volta. Di conseguenza, la moltitudine delle interpretazioni non rappresenta una sconfitta o una frammentazione del sapere, ma la sua massima ricchezza. L’insieme di queste visioni costituisce l’unica forma possibile di vita assoluta: un mosaico in perenne mutamento in cui ogni tassello non indica una verità definitiva o rivelata, ma apre a una nuova possibilità di esistenza.

Smontare la metafisica occidentale non significa abbandonarsi al nichilismo, ma praticare una sana ecologia del pensiero che liberi noi continentali dalle secche del dogma. La metafisica non deve più essere intesa come la descrizione di un mondo ultraterreno o di modelli astratti, ma come un’impalcatura temporanea: una struttura da distruggere per ricostruire valori reali, spendibili nell'esperienza quotidiana. I concetti puri della filosofia non abitano i cieli dell'astrazione o i modelli ermeneutici polverosi; risiedono nella scrittura dinamica, nella visione pragmatica e nel corpo a corpo con il mondo. È tempo di liberare la filosofia dai suoi guardiani e restituirla al suo stato fluido: non uno strumento di oggettivazione, ma una chiave d'accesso al sapere come infinita possibilità.

 


Chi è l’autore : Assen Pomposelli è uno studente della Facoltà di Filosofia presso l'Università degli studi di Roma “ La Sapienza”. Si occupa da anni di divulgazione culturale presso rinomate riviste del settore.

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