Da Kant a Husserl la crisi della scienza fenomenologica e la nascita della ‘’Gestalt’’

Pubblicato il 27 settembre 2026 alle ore 22:00

Alle origini dell’intuizione trascendentale nell’Estetica Trascendentale in Critica della Ragion pura. L’evoluzione e le debolezze del sistema kantiano , superate e contemplate da E. Husserl con l’intenzionalità di coscienza e il recupero di un mondo pre-predicativo. La scuola della Gestalt e l’organizzazione immediata dell’esperienza al di fuori delle forme e dai concetti a priori tipicamente kantiani. 

 

di ASSEN POMPOSELLI 

Nella Critica della ragion pura, opera del filosofo Immanuel Kant, l'autore analizza e prende in esame gli elementi che rendono possibile l’esperienza. Partendo dall’Estetica Trascendentale — che si configura come una vera e propria scienza della sensibilità e appartiene alla prima parte dello schema gnoseologico kantiano — le principali fonti della conoscenza per Kant sono la sensibilità e l’intelletto. Quest'ultimo è caratterizzato da concetti puri (le categorie) e forme di giudizio predicative che rendono possibile l’oggettivazione dell'esperienza.

Kant isola, attraverso una sottrazione metodologica, tutti quegli elementi che caratterizzano e costituiscono la sensibilità a priori. Questa sottrazione intende congedare, da un lato, l’intuizione empirica mediata dall'intelletto attraverso le sue forme e la ragione (le quali sono possibili e valide solo mediante l’esperienza empirica) e, dall’altro lato, l'isolamento della materia, che diviene espressione concreta dell'impatto del mondo sul soggetto conoscente. Le forme a priori descritte da Kant nell’Estetica Trascendentale sono lo spazio e il tempo. Essi non appartengono ai concetti puri o alle forme dell’intelletto e non sono oggetti dell’esperire, bensì costituiscono le condizioni stesse che permettono al soggetto pensante di ordinare e intuire i fenomeni esterni (lo spazio) e i fenomeni interni (il tempo). A questo punto si apre una questione cruciale: come e attraverso quale facoltà si mediano l’attività dell’intelletto e l’attività dei sensi? È il tempo stesso a fungere da mediatore tra queste due realtà altamente eterogenee. Il problema viene risolto mediante lo schematismo kantiano, che si occupa di applicare e "sensibilizzare" i concetti puri dell’intelletto. Quest'ultimo non può svolgere tale attività in autonomia: senza la mediazione del tempo non vi sarebbe la minima possibilità di ottenere un’organizzazione logica degli oggetti dell’esperienza. Questa mediazione fondamentale è opera dell’immaginazione trascendentale, che produce lo "schema" (una regola universale di determinazione del tempo) capace di fare da ponte tra il tempo, come forma pura dell’intuizione, e i concetti puri. Su queste basi è possibile definire come si fondi la conoscenza sintetica a priori della matematica. A livello epistemologico, i criteri della matematica e della geometria come scienze sintetiche a priori derivano dalle intuizioni pure di spazio e tempo. Lo spazio, come entità delimitata da una dimensione geometrica, fonda la geometria (es. lo studio del triangolo o del quadrato); il tempo, fondato sulla consequenzialità e sulla successione, rappresenta la base dell’aritmetica e del valore algebrico. A livello ontologico, tale conoscenza sintetica a priori si applica solo ai fenomeni e non alla cosa in sé (il noumeno), poiché quest'ultima è inaccessibile al soggetto. Il problema, tuttavia, lascia aperto un interrogativo profondo: comprendere l’attività sensibile prima della formulazione dei giudizi o delle categorie. Questa problematica è stata ripresa e superata nel Novecento da Edmund Husserl (fondatore della fenomenologia e allievo di Franz Brentano), il quale ha formulato il concetto di intenzionalità della coscienza. Questo concetto supera l'impostazione puramente kantiana inserendosi come punto nodale della cultura filosofica contemporanea. La prerogativa dell’intenzionalità risiede nel verificare l’attività sensibile e dell’intelletto non a partire da categorie astratte, bensì dal rapporto diretto con il mondo: la coscienza è sempre "coscienza di qualcosa". La rivoluzione husserliana riparte così dalla necessità di tornare a un "mondo della vita" pre-predicativo.

Successivamente, la psicologia della Gestalt (nata nel 1912 in Germania) si è mossa in una direzione analoga, studiando le forme dell’organizzazione visiva immediata. I gestaltisti hanno dimostrato che la percezione avviene secondo strutture globali e leggi innate (come la vicinanza e la somiglianza), senza che vi sia bisogno di quell'elaborazione intellettuale o categoriale precedentemente teorizzata da Kant.

 

BIBLIOGRAFIA DELL’AUTORE 

*Kant, I., Critica della ragion pura, a cura di P. Chiodi, UTET, Torino 2005 (o l'edizione a cura di C. Esposito, Bompiani, Milano 2004). (In particolare le sezioni: "Estetica trascendentale" e "Analitica dei principi: lo schematismo dei concetti puri dell'intelletto").

*Husserl, E., La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, trad. it. Il Saggiatore, Milano 2015. (Introduce il concetto di "mondo della vita" o Lebenswelt).


Chi è l’autore : Assen Pomposelli è uno studente della Facoltà di Filosofia presso l'Università degli studi di Roma “ La Sapienza”. Si occupa da anni di divulgazione culturale presso rinomate riviste del settore.

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