DALLA GUERRA TRA STATI ALLA GUERRA IDEOLOGICA: UNA RIFLESSIONE A PARTIRE DA CARL SCHMITT

Pubblicato il 25 settembre 2026 alle ore 18:00

Il passaggio dai conflitti interstatali classici alle moderne guerre umanitarie e ideologiche rivela la crisi del diritto internazionale. Attraverso le categorie di Carl Schmitt, l'articolo analizza come la globalizzazione e l'universalismo morale rischino di trasformare il nemico politico in un nemico assoluto, riducendo la pluralità del mondo a un unico modello egemonico.

di Assen POMPOSELLI

Il dibattito sulla natura del potere politico e sul fondamento dell'ordinamento giuridico trova il suo culmine nel celebre confronto intellettuale tra Carl Schmitt e Hans Kelsen. Al centro di questa disputa si colloca una domanda fondamentale: che cos'è la sovranità e dove risiede il suo fulcro originario? Kelsen costruisce una vera e propria architettura geometrica del diritto, depurandola da qualsiasi incrostazione ideologica, sociologica o morale, identificando lo Stato interamente con il suo ordinamento giuridico ordinario.

Al contrario, Carl Schmitt, tra i più influenti giuristi e politologi del Novecento, elaborò una teoria politica radicalmente contrapposta al positivismo giuridico kelseniano. Secondo Schmitt, la sovranità non risiede nella norma, bensì nella decisione del sovrano. Da tale impostazione deriva il concetto di «Stato d'eccezione», ossia la possibilità di sospendere temporaneamente l'ordinamento giuridico quando la sopravvivenza dello Stato è minacciata da circostanze straordinarie, come una guerra.

 

<< Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. >> (Carl Schmitt, Teologia politica)

Questa celebre massima schmittiana sposta l'asse della sovranità dal piano della legalità formale a quello della legittimità decisionale. Nella sua opera Il concetto del politico, Schmitt individua l'essenza della politica nella distinzione tra amico e nemico (Freund–Feind). Il politico non si definisce attraverso principi morali o economici, ma attraverso la capacità di identificare il nemico, ossia colui che rappresenta una minaccia esistenziale per una determinata comunità politica. Una chiara conferma di questa tesi si riscontra nell'ascesa dei moderni movimenti nazional-populisti in Europa, come la Lega in Italia, l'Alternative für Deutschland (AfD) in Germania e il Rassemblement National in Francia. Questi partiti adottano una retorica populista che ricalca fedelmente la logica schmittiana della polarizzazione, identificando nelle minoranze e nei flussi migratori il "nemico" da combattere. Tale dinamica alimenta spinte xenofobe, derive scioviniste e una netta opposizione alle istituzioni sovranazionali. Una drammatica manifestazione sul campo di questa logica è rappresentata dai violenti disordini scoppiati a Belfast nel giugno del 2026: in quell'occasione, la strumentalizzazione politica di un fatto di cronaca ha scatenato una vera e propria caccia allo straniero, dimostrando come la dicotomia amico/nemico stia radicalizzando il dibattito pubblico e guidando l'azione delle forze di estrema destra.

Queste riflessioni si inseriscono in un contesto storico caratterizzato dalla crisi del diritto internazionale successiva alla Prima guerra mondiale. In quegli anni nacque la Società delle Nazioni, organizzazione che si proponeva di limitare i conflitti e promuovere la cooperazione tra gli Stati. Tuttavia, Schmitt guardò con profondo scetticismo a questi tentativi di universalizzare principi morali e giuridici nelle relazioni internazionali, vedendovi il rischio di una cancellazione dei confini spaziali e politici tradizionali.

<< Il Nomos della Terra è la forma primordiale in cui si esprime l'ordinamento spaziale e giuridico di un popolo, il legame indissolubile tra localizzazione e ordinamento. >> (Carl Schmitt, Il Nomos della Terra)

Dopo la Seconda guerra mondiale, il diritto internazionale si è orientato progressivamente verso la tutela dei diritti umani e la condanna di determinate forme di aggressione come crimini contro l'umanità. Secondo la critica schmittiana, questo processo apparentemente umanitario nasconde un'insidia drammatica: esso avrebbe trasformato il nemico politico in un nemico assoluto, non più semplicemente da combattere all'interno di un perimetro di regole condivise, ma da delegittimare radicalmente sul piano morale. Chi combatte in nome dell'umanità, di fatto, esclude il proprio avversario dal genere umano.

A mio giudizio, tale trasformazione ha contribuito a modificare profondamente la natura dei conflitti contemporanei. Oggi molte guerre sembrano assumere una dimensione sempre più ideologica, nella quale non si confrontano soltanto interessi geopolitici tangibili, ma modelli economici, culturali e sociali radicalmente contrapposti. In questo scenario, il modello capitalistico globale appare spesso come il paradigma dominante, mentre i sistemi alternativi vengono sistematicamente marginalizzati o presentati come intrinsecamente incompatibili con l'ordine internazionale vigente.

Per questa ragione ritengo che la guerra contemporanea non possa essere interpretata esclusivamente come uno scontro militare. Essa rappresenta anche uno strumento di affermazione egemonica, attraverso il quale si cerca di diffondere determinati modelli di consumo, di organizzazione economica e di valori culturali. La globalizzazione, pur avendo favorito l'integrazione e la comunicazione tra i popoli, rischia talvolta di trasformarsi in un processo di omologazione totalizzante che riduce e cancella la pluralità delle alternative politiche ed economiche.  A sostegno della tesi poc'anzi esposta, l'evoluzione storica successiva alla Seconda Guerra Mondiale offre un riscontro evidente. Sulle ceneri di un Vecchio Continente destabilizzato dalla Grande Depressione e dal conflitto, gli Stati Uniti d'America promossero nel 1948 il Piano Marshall. L'obiettivo strategico del piano era l'integrazione strutturale del modello capitalistico in sistemi economici fino ad allora fortemente protezionistici. In questa medesima direzione si inserì, nel 1947, l'istituzione del GATT, volto ad abbattere le barriere doganali e tariffarie per orientare progressivamente l'Europa occidentale verso l'orbita capitalista. In epoca contemporanea, la Guerra del Golfo e il conflitto in Afghanistan si configurano come l'immagine speculare e la proiezione geopolitica di questo assunto: in entrambi i quadranti è emersa l'esigenza di imporre un'integrazione economica che forzasse l'ingresso di nuovi territori nei circuiti del mercato globale. Oggi, la figura di Elon Musk incarna la dimostrazione plastica di tale logica tardo-capitalistica. Egli è l'emblema delle Big Tech che ambiscono a uno spazio di mercato globale e deregolamentato, trovando una sponda ideale in una destra che invoca la deregolamentazione e contesta l'autorità delle istituzioni sovranazionali. In questo scenario, il principale elemento di frizione è rappresentato dall'apparato regolatorio dell'Unione Europea. Con le sue rigide normative, l'UE frena la totale deregolamentazione del mercato e argina la penetrazione pervasiva del modello omologante e standardizzato del capitalismo statunitense

 Nel contesto filosofico attuale, l'eredità di questo scontro rimane centrale. Studiosi come Giorgio Agamben hanno evidenziato come lo stato di eccezione sia diventato oggi un paradigma normale di governo, confermando le paure schmittiane sulla dissoluzione dei confini tra diritto e politica. Che si condivida o meno questa lettura, resta il fatto che le riflessioni di Schmitt continuano a sollevare interrogativi fondamentali sul rapporto tra diritto, politica e guerra in un mondo sempre più interconnesso e attraversato da nuove, asimmetriche forme di conflitto.

Bibliografia essenziale

• Carl Schmitt, Teologia politica. Bologna: Il Mulino.

• Carl Schmitt, Il concetto del politico. Bologna: Il Mulino.

• Carl Schmitt, Il Nomos della Terra. Milano: Adelphi.

• Hans Kelsen, La dottrina pura del diritto. Torino: Einaudi.

• Carlo Galli, Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno. Bologna: Il Mulino.

• Giorgio Agamben, Stato di eccezione. Torino: Bollati Boringhieri.

 

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